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Introduzione


Scrivere l'introduzione di un progetto così ampio non è un compito semplice anche perchè, per contestualizzarlo, servirebbe una ricerca di tipo sociologico con aspetti semiotici, politici, antropologici insomma una divagazione troppo ampia sul mondo che ci circonda; ci limiteremo dunque, in queste poche righe, a spiegare quali sentimenti ci hanno spinto a tali riflessioni, quali argomenti abbiamo studiato, quali reazioni intendiamo far scaturire in chi si troverà, volutamente o meno, a contatto con il nostro lavoro.
Prima di tutto occorrerebbe mettere a fuoco il nostro punto di vista rispetto alla situazione italiana attuale, essendo più che mai critici (la parola non deve essere intesa con fini dispregiativi perchè noi teniamo a sottolineare l'aspetto di oggettività del termine) ma senza tralasciare quei sentimenti che ci rendono umani. D'altronde non considerare la sfera in un argomento pubblico ma anche privato come l'unità d'Italia, sarebbe un errore imperdonabile.
Il termine "unità", etimologicamente parlando, deriva dalla parola “uno” e intende dunque la singolarità dell’elemento, il pezzo singolo, l’individuo. Ma se andiamo ad analizzare attentamente queste definizioni tutte, sembrano indicare l’appartenenza a qualcosa di superiore, la scarsità della singolarità di fronte alla forza del gruppo, l’inutilità di un pezzo singolo che non va a comporre qualcosa di grande, l’importanza del singolo ma in relazione alla comunità.
Unità diventa dunque una parola che va a determinare un sentimento che riguarda una moltitudine; l’essenza del termine che determina il singolo viene dunque tradotta in un qualcosa di più grande e i valori di singolarità vengono proiettati su un gruppo che però ha il merito di comportarsi come fosse uno solo.
L’unità di cui vogliamo trattare non è certamente quella legata da fini pratici o utilizzata per scopi utilitaristici (è il caso dei cartelli economici o delle alleanze fittizie in politica) ma bensì quella animata dai sentimenti, dall’unità che nasce tramite l’unione di intenti, di idee, di scopi, di sogni...
In molti ormai ritengono l’unità come un sogno utopistico, un’illusione sociale che non può essere perseguita perchè la natura umana tende all’infelicità, ma questa disillusione è la vera causa della situazione italiana. Parliamo di un amore più alto, più sincero, che va oltre le opinioni ed ideologie, un sentimento che riesce ad abbattere il muro di pochezze e meschinità intellettuali con le quali veniamo umiliano ogni giorno. Un sentimento sincero che provo verso il popolo italiano con tutte le sue differenze storiche, culturali, sociali, che lo rendono però un’entità incredibilmente ricca di valori, attitudini, comportamenti, sentimenti umani.
Questo sentimento di unità può essere coltivato soltanto grazie alla “partecipazione” attiva del popolo, termine plurale di per sé, da intendersi nella sua valenza etica. Una “democrazia diretta” capace di innalzare i valori comuni più alti e sinceri, sdoganando le verità imposte e false. Creare attraverso la partecipazione e il riconoscimento del diritto alla parzialità delle opinioni, un’unità italiana moralmente “autentica” e libera da ogni condizionamento ideologico. Un patriottismo altruistico verso tutti ed eticamente impegnato a rispettare i doveri che questi comporta.
In molti ormai ritengono l’unità come un sogno utopistico, un’illusione sociale che non può essere perseguita perchè la natura umana tende all’infelicità, ma questa disillusione è la vera causa della situazione italiana. L’Italia è ferma, naviga nell’indifferenza perchè tutti, e soprattutto le nuove generazioni non credono più in chi li dirige, c’è chi ha perso la speranza o chi ripiega la speranza nella televisione. Si parla continuamente di meritocrazia ma semplicemente per testimoniare di come essa non esista, di come l’Italia sia semplicemente una barca da abbandonare perchè ormai è impossibile evitare il naufragio, di come ormai sia strettamente vietato sognare. A nostro avviso questa è la vera differenza dagli anni dei grandi cambiamenti, chiamati rivoluzioni, evoluzioni ma comunque periodi in cui le innovazioni potevano essere concretizzate, con fatica, lotta, sudore ma vi erano persone che perseguivano i propri ideali perchè la speranza di trasformarli in realtà era lontana ma non impossibile.
Noi crediamo, invece, che l’Italia debba riaffermarsi come popolo unito perchè, dal nord come al sud, ci si possa sentire parte della stessa bandiera e credere nella rivincità del nostro paese, e sperare che la nostra nazione torni in parte il paese della cultura e dell’ingegno.
Ma crediamo anche che il nostro compito sia quello di riaccendere la scintilla, è come se l’Italia fosse una scatola di fuochi d’artificio con le micce bagnate, secoli di storia da cui poter attingere concetti che oggi sono completamente travisati o addirittura stravolti.

Interferenze tricolori

Il nome e, conseguentemente il logo, della specifica campagna è il frutto dell'interazione di due termini: il primo simboleggia il concetto di sabotatori, la necessità di interventi critici, di interrompere il flusso costante di informazioni e modelli che ci viene somministrato dalla società, il secondo invece vuole affermare, e tener ben saldo, il concetto di unità nazionale. Così nasce "Interferenze Tricolori". Il nome è riportato su due righe, anche per demarcare nuovamente il connubio ed è stato utilizzato un font che proviene direttamente dall'ambiente urbano e che era già presente nel logo del movimento FAC.
L'immagine grafica invece trae spunto dall'onda generata da un interferenza standard, e riportando più flussi assimilabili ai vari percorsi di idee da noi affrontati, va, assumendo i colori della bandiera tripartita, a rappresentare nuovamente la duplicità del tema da noi affrontato.
Qui di seguito vi sono le varie prove che ci hanno portato alla scelta del logo definitivo il quale, a nostro avviso, risulta corretta sia a livello figurato e figurativo, racchiudendo in sè una parte espressamente estetica ma essendo anche un chiaro emblema metaforico dei concessi da noi espressi.
Andiamo a definire gli aspetti figurativi del logo: l'interferenza, si concretizza nell'intervento sul paesaggio urbano, inteso in questo caso come il luogo dove il codice della società si esprime (un segno sul pentagramma di palazzi).  Il termine tricolore appunto rimarca l'aspetto sociale degli interventi realizzati, una critica verso chi rappresenta la nostra democrazia cercando di sottolineare la decadenza morale e la scarsità di idee ed ideali delle classi dirigenti attuali.